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Cap’alice, è’nosteria tipica napoletana

Pico è un’amico da tanto tempo, di Francesca, Pino, Paolo, Giovanni, Antonio, Lello, Sabino, Raffaele, Maurizio, Luca, Nando, Enrico, Vittorio, belle bevute “carbonare” al top di vini introvabili, chicche enologiche per pochi, veramente pochi eletti. Pico apre, ci sta lavorando da tempo e per il momento è top-secret, «se ne parla in primavera», dice in autunno. Arriva un sms sul telefono, «Vi do conferma per domani sera, mercoledì 21 primo giorno di primavera, ore 21, per festeggiare il mio compleanno ritardatario», e un messaggio su facebook: «si fa! si festeggia il mio compleanno e l’arrivo della primavera! è confermato per domani sera, via bausan 28 m/n, ore 21… avvertite chi non è su facebook grazie… e datemi conferma… besos» e «ragazzi, sono dispiaciuto ma la serata è tutta con bottiglie magnum e più di 24 non possiamo essere, viceversa ci intossichiamo, per questo motivo devo essere tassativo anche con le conferme, chi non mi conferma entro domani alle 12:00 purtroppo è fuori, non voglio che altri restino tagliati fuori per la pigrizia o l’indecisione di alcuni». Rispondo : «Pico, mannaggia non ci sono!!! faccio il possibile per fare un salto sul tardi , ma purtroppo prima non posso.. Vi auguro a tutti una buona festa, e a te mille auguri ancora, un abbraccione”. Già, succede spesso così, un impegno irrinunciabile e un altro insieme nello steso giorno, pare fatto apposta! Ci vado sul tardi come ho detto, ma trovo lui, Mario, Fabiola, Claudio, e Fosca, che stanno andando via. Vabbè domani si inaugura, «passo senz’altro una mezz’ora prima per gli auguri» con la mia piantina beneaugurante, ma «venerdì che è il primo giorno di apertura vengo da cliente, sicuro». Cap’alice, il locale si chiama così, a Napoli, via Bausan 28.

Prenoto e arrivo, io sola. Trovo sul mio tavolo la prenotazione, leggo anche i nomi degli altri tavoli riservati: «Ah ma ci sono anche Lia e Luca, adesso li chiamo». Manco il tempo di dirlo, che scendono dalle scalette da via Vittoria Colonna e ci ritroviamo, «ceniamo insieme».  L’intenzione è di provare un po’ tutto, il menù intriga e scelgo “patate cubiste”, “scammaro ai frutti di mare”, “baccalà alla napoletana”, “la genovese”, vino al calice Vermentino dei Colli di Luni, Fiano di Avellino, Barolo. Nel frattempo arrivano anche Emanuela e Gerardo con i loro amici, mentre il ristorante si riempie di volti del by-night partenopeo.

Cap'alice, menù

Emanuela e Gerardo

Michele Palermo – Pico per tutti – e Mario Lombardi sono i soci che hanno scommesso in questa avventura in tempi difficili, tra cantina d’eccezione frutto di ricerca personale garantita dalla passione degli anni e cucina tradizionale e contaminazioni campane, lo chef è Mario Loìna e in sala Fabiola Maresca. Entrando nel ristorante hai l’impressione dell’ampiezza, il locale è arioso con il tutto bianco e il pavimento grigio lavagna. Alle pareti le foto di Luciano Ferrara, uva in vari momenti di vinificazione, farina, frutta, noci, ma entrando non si può non notare in bianco e nero la foto di “lui”  di spalle mentre sale le scale dal sottopassaggio degli spogliatoi assediato dai fotografi che lo riprendono di prospetto prima di calpestare per la prima volta il campo erboso partenopeo quel giovedì di luglio del 1984 e l’abbraccio degli 80.000. Un’immagine che dà il senso dell’ascesa, con il suo magico sinistro che sale il “gradino” della vita, sua e di tanti di noi, ora come allora. In bocca al lupo Pico e Mario, e Mario e Fabiola, le scale si salgono uno scalino per volta e se la partita è quella della vita lo saprete poi, giorno per giorno.

Scammaro ai frutti di mare

La genovese

Baccalà alla napoletana

 

Per ora, per me è il tempo di uno spaghetto allo scammaro, di un baccalà alla napoletana e di una genovese, piacerebbe a chi voglio bene se fosse qui. Sarà che ho questo pensiero in testa che Emanuela andando via mi dice «Michi, che bello vederti sorridere».



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