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Tra Woody Allen e il tonno rosso c’è di mezzo il More…

di Enzo Falco

 

Nel film Manhattan un interlocutore di Woody Allen gli propone, con un esercizio di alta filosofia, quali sono le due domande fondamentali che ogni essere umano dovrebbe porsi quando si alza la mattina: “da dove veniamo?” e “dove siamo diretti?”. Allen gli risponde con una terza domanda “Cosa c’è da mangiare stasera?”.

Ovviamente queste cose non accadono solo nei film, perché da una semplice riflessione (esistenziale!?) sull’ultimo film sempre di Woody Allen, Midnight in Paris, da un gioco di parole è uscito tonno, tonno rosso, genovese di tonno rosso, tonno rosso di Cetara. Se poi protagonista di questa sorte di sillogismo è il grande Nando Papa, riconosciuto sommelier approdato, dopo tante straordinarie esperienze lavorative, al More Restaurant di Caserta, il gioco è presto fatto.

L’appuntamento immediato al More giovedì 12 gennaio ore 20,30 prevedeva antipasto crudo e cotto con abbinamento di Asprinio d’Aversa spumante I Borboni, ziti spezzati con genovese di tonno rosso di Cetara con abbinamento di Furore bianco Fiorduva di Marisa Cuomo, dessert ai frutti di bosco di Roccamonfina con abbinamento di passito Mel di Antonio Caggiano.

Costruito il menù, composta la squadra, arriviamo puntuali (o quasi) in questo bel locale del centro di Caserta, ben arredato e ben curato nei minimi particolari, dove la cortesia di Nando è completata da un’ottima accoglienza del personale di sala. La “mise en place” è assolutamente precisa e l’atmosfera diventa, complice la flute di Asprinio d’Aversa spumante, immediatamente piacevole ed informale. Bel tavolo con ospiti gradevoli e quel sottile piacere della conversazione che corona ogni buona serata al ristorante.

L’antipasto è ricco e articolato e prevede al di là degli affumicati, del polpo, e delle ostriche, una tartare di tonno rosso davvero notevole. Non c’è niente da fare.. è la serata del tonno rosso che Nando è andato a prendere apposta a Cetara, dove c’è la più grande flottiglia specializzata nella pesca del tonno rosso che, come tutti sanno, va a finire perlopiù sulle tavole dei giapponesi di cui sono ghiottissimi. Discussione immediata sull’abbinamento di uno spumante brut sulle ostriche; è vero non è proprio corretto, da un senso di “metallico” un po’ fastidioso; sarebbe più corretto un vino bianco, fresco ma con minore asperità e durezza oltre a dover essere meno impegnativo; ma lo spumante brut noi lo usiamo, a differenza dei Francesi (che sulle ostriche usano il Muscadet), come aperitivo, per farci venire l’acquolina in bocca e preparare il palato per i piatti importanti…

E il piatto forte arriva, è quello di pasta. Noi conosciamo più e meglio la genovese di carne, quella tirata con la cipolla fino a farla diventare marrone scura; conosciamo la falsa genovese, quella con le cipolle ma senza carne (perché non sempre si avevano i soldi per comprarla); difficilmente i più conoscono questa versione di mare. Eppure è un piatto strepitoso. Intanto la cipolla di Alife; poi le candele spezzate gragnanesi di Gerardo di Nola del mio amico Giovanni Assante; e infine il tonno rosso, quello che da un sapore marino ad un piatto che è di terra, straordinario assemblaggio della napoletanità.. il piatto povero che diventa ricco… ma che può tornare povero con una versione con il polpo.. o ancora con solo le cipolle, come è nella tradizione lo spaghetto alle vongole fujiute che solo i napoletani potevano inventare, semplicemente spaghetti all’acqua di mare.

L’abbinamento con il Fiorduva è eccellente… un piatto notevole con un vino ancora più straordinario che regala, sempre, in tutte le occasioni, nuove emozioni.

Infine il dessert, una semplice crostata ai frutti di bosco, qualcuno prende gioco forza la caprese, ma il Mel di Antonio Caggiano è la giusta nota di dolce che ha completato una bella serata tra amici costruita su Woody Allen.

E tornando al film e alla “provocazione” iniziale: le epoche passate sono sempre più belle di quella nella quale si vive… questo è il leitmotiv del nuovo, piacevolissimo film di Woody Allen, Midnight in Paris… vero, assolutamente vero… ma la serata al More oggi, in questo tempo, è stata deliziosa…

 

 

MORE e un Papa

(.. e ce ne facciamo un’altra?)

Appunti di degustazione

di Michela Guadagno

 

Asprinio d’Aversa spumante brut I Borboni

L’Asprinio d’Aversa di Carlo Numeroso rimanda alle alberate aversane, note agli appassionati per essere un patrimonio enologico tipico della piana tra Aversa e Villa Literno, a ingioiellare un panorama piatto e orizzontale con le alte verticalità delle viti “maritate” ai pioppi; l’asprinio è uva caratterizzata dalla forte acidità che dà un vino ben adatto alla spumantizzazione, qui in versione metodo Charmat. Perlage di buona persistenza e grana fine delle bollicine, spiccati sentori al naso di agrumati, gusto e bocca asciutta, lascia il palato pulito per la capacità di sciogliere il grasso del lardo di Colonnata appena caldo adagiato sulle focacce di pizza, e sulla tartare di tonno rosso di Cetara smorza le sensazioni gustative di morbidezza. Abbinamento poco adatto alle ostriche per una stridente sensazione di metallico e citrino, va meglio il vino seguente.

 

Furore bianco Fiorduva 2009 Marisa Cuomo

A Furore Marisa Cuomo e Andrea Ferraioli spendono le loro giornate in un panorama tutt’altro che pianeggiante, terrazzamenti scoscesi a picco sul fiordo di Furore e sul mare blu della “divina” Costiera Amalfitana. Tre uve a comporre il blend – ripoli, fenile, ginestra – assemblate e vinificate insieme per il “fiordo di uva”, gioco di parole tra fiordo e uva quanto mai azzeccato dall’enologo Luigi Moio, e per un “fiore” all’occhiello di una viticultura “eroica”, spesso su quei terrazzamenti d’inverno cade la neve.

Naso ampio e variegato di note gialle di fiori di ginestra e di frutto, in bocca è polposo, ovviamente lunghezza e persistenza aromatica oltre una ragionevole aspettativa. Vino che costa abbastanza, una di quelle chicche che vale la pena assaggiare insieme con intenditori.

 

Mel passito Antonio Caggiano

Pare fatto apposta, anche qui lo zampino dell’enologo è lo stesso. Giudicare un passito in una degustazione non è cosa spesso semplice, le note dolci mielate e tostate sono riscontrabili della tipologia, l’appassimento degli acini smorza gli aromi varietali dell’uva e conferisce un naso che può apparire simile a tante altre degustazioni di genere. È la bocca allora a dover fare la differenza, le note fresche dell’acidità per equilibrare la potenza della glicerina e dell’alcol, se non fosse così il vino apparirebbe di una sciropposa stucchevolezza. Il fiano irpino passito con l’aggiunta di greco nel Mel di Cantine Antonio Caggiano ha il naso di candito e di pasticceria, di struttura ampia ma non grassa, da fine pasto o anche da solo, invita a intrattenersi a un raccontare di aneddoti e storie personali, e perché no sogni e speranze.

 

 

Ristorante More – ModernRestaurantArt.

Via Bernini 16 – 81100 Caserta

Tel +39 0823 321240 – Fax +39 0823 321240

more@morecaserta.it – www.ristomore.it

 

 



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