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Accabadora di Michela Murgia

Accabadora di Michela Murgia

 

Premio Campiello 2010

Nella Sardegna antica e misteriosa degli anni cinquanta,dove l’influsso della dominazione Araba e Spagnola rivive nelle architetture dei luoghi e nella lingua parlata,l’Accabadora,dallo Spagnolo”Acabar” che significa(finire,terminare),è colei che finisce.Colei che accompagna le persone durante “l’ultimo viaggio”.Una bambina (Maria), ed una vecchia sarta (Bonaria),incrociano le loro vite,perché nessuno sceglie il proprio destino,prende quello che gli capita.

(…..Fillus de Anima.é così che li chiamano i bambini generati due volte,dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un’altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru,frutto tardivo dell’anima di Bonaria Urrai….).

La Murgia fa centro al terzo tentativo,aggiudicandosi meritatamente, il Campiello 2010.Con un linguaggio semplice e al tempo stesso scorrevole che,in alcune pagine sfiora il lirismo,toccando le corde giuste ed affrontando un tema di assoluta attualità come (l’eutanasia),che in Italia,in un passato recentissimo, (si pensi al clamore suscitato dai casi di Eluana  Englaro e Piergiorgio Welby),continua ancora a dividere le coscienze del mondo laico da quello cattolico. Il lettore viene quindi invitato a riflettere sulla possibilità di” scegliere” il diritto ad una morte dignitosa piuttosto che ad un’esistenza che tale non è più;dove la vita e la morte sono indissolubilmente legate da un filo sottilissimo.

(…..Ci sono cose che si fanno e cose che non si fanno,e Maria la differenza la conosceva benissimo. Non era questione di giusto o sbagliato,perché nel mondo in cui era cresciuta quelle categorie non trovavano posto….).

 



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